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Studio AFFIRM a due anni: Tysabri riduce il rischio di progressione della disabilità nella sclerosi multipla


I dati a due anni dello studio AFFIRM di fase III , presentati al 57th Annual American Academy of Neurology Meeting , hanno mostrato che il trattamento con Natalizumab ( Tysabri ) in monoterapia ha ridotto in modo significativo la progressione della disabilità, la percentuale di recidive cliniche e le lesioni cerebrali nei pazienti con forme recidivanti di sclerosi multipla.

Natalizumab è stato correlato ad un basso livello di immunogenicità.

Il trattamento con Tysabri ha portato ad una riduzione del 42% ( p = 0.002 ) del rischio di progressione della disabilità rispetto al placebo.

Tysabri ha ridotto del 67% anche la percentuale di recidiva clinica rispetto al placebo ( p < 0.0001 ), che si è mantenuta nel tempo, in linea con i risultati riportati nell’analisi ad 1 anno.

A febbraio 2005, Biogen Idec ed Elan Corporation hanno annunciato il ritiro volontario dal mercato statunitense di Tysabri e la sospensione di tutti gli studi clinici in corso con questo farmaco.

La decisione è stata presa sulla base di casi riportati di leucoencefalopatia progressiva multifocale, una malattia demielinizzante, rara e spesso fatale, del sistema nervoso centrale.

Valutazioni della sicurezza di Tysabri e la sua possibile correlazione con la leucoencefalopatia progressiva multifocale sono in corso.

Lo studio AFFIRM è uno studio a due anni, randomizzato, multicentrico, controllato con placebo e condotto in doppio cieco su 942 pazienti in 99 centri nel mondo, che ha valutato l’efficacia di Tysabri sulla progressione della disabilità, misurata come incremento di almeno 1 punto alla scala EDSS ( Expanded Disability Satus Scale ) per almeno 3 mesi, e sulla percentuale di recidiva clinica.

Nello studio AFFIRM, i pazienti sono stati randomizzati a ricevere un’infusione di Tysabri da al dosaggio di 300mg ( n = 627 ) o placebo ( n = 315 ), ogni 4 settimane.

I pazienti trattati con Tysabri hanno presentato una minore probabilità di progressione della disabilità.
Il rischio di progressione della disabilità ( end point primario a due anni ) per 3 mesi si è ridotto del 42% rispetto al placebo ( p = 0.0002 ).

Inoltre, dopo 2 anni, il 29% dei pazienti trattati con placebo ha presentato progressione della malattia, mentre solo il 17% dei pazienti su Tysabri ha manifestato progressione ( p < 0.0001 ).

Tysabri ha rallentato anche la progressione della disabilità come dimostrato dal punteggio medio della scala Multiple Sclerosis Functional Composite ( MSFC ).

La progressione della malattia è stata definita come un aumento di almeno un punto alla scala EDSS per 6 mesi.
In base a questa definizione, il rischio di progressione di disabilità si è ridotto del 54% con il trattamento con Tysabri.

I risultati hanno anche mostrato una riduzione del 67% della percentuale di recidive cliniche rispetto al placebo ( p < 0.0001 ) a due anni, che si sono mantenute nel tempo ed in linea con i risultati ad 1 anno.

La percentuale annualizzata di recidiva è stata dello 0.22 per i pazienti trattati con Tysabri contro lo 0.67 per i pazienti su placebo.
La percentuale dei pazienti rimasta libera da recidiva è stata del 67% nel gruppo Tysabri rispetto al 41% nel gruppo placebo ( p < 0.0001 ).

Tysabri ha prodotto riduzione duratura e statisticamente significativa nel numero e nel volume delle lesioni captanti il gadolinio iperintense in T2 ed ipointense in T1, rispetto al placebo.

Nell’arco di 2 anni, è stata osservata una differenza significativa nel carico di malattia, come misurato dal cambiamento nel volume delle lesioni iperintense in T2.

I pazienti trattati con placebo hanno mostrato un incremento del carico di malattia, mentre i pazienti trattati con Tysabri hanno manifestato una certa diminuzione.
Inoltre, Tysabri ha dimostrato una riduzione del 76% nel numero medio delle nuove lesioni ipointense in T1 rispetto al placebo.

Il profilo degli eventi avversi a due anni nello studio AFFIRM è stato in linea con i risultati ad 1 anno, precedentemente riportati.
I più comuni effetti indesiderati sono stati: cefalea, fatica, infezioni del tratto urinario, depressione, infezioni del tratto respiratorio inferiore, dolore articolare e faringite.

L’incidenza delle infezioni è risultata simile tra i due gruppi.
Infezioni gravi si sono manifestate nel 3.2% e nel 2.6% dei pazienti su Tysabri e su placebo, rispettivamente.
Tysabri è stato associato anche a reazioni di ipersensibilità, comprese reazioni sistemiche gravi che si sono manifestate con un’incidenza inferiore nell’1% dei pazienti.

Tutti i farmaci cosiddetti biologici hanno la capacità di indurre la produzione di anticorpi.
L’analisi dei dati a due anni dello studio AFFIRM ha mostrato un basso livello di immunogenicità associata a Tysabri.
I pazienti sono stati sottoposti ad un test per la ricerca di anticorpi a cadenza annuale.
Gli anticorpi si sono presentati in circa il 9% dei casi almeno una volta durante il trattamento, con un 6% dei pazienti rimasti persistentemente positivi.

La positività persistente agli anticorpi è stata associata ad una sostanziale diminuzione dell’efficacia e ad un incremento di eventi avversi correlati all’infusione.( Xagena2005 )

Fonte: Biogen Idec, 2005

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